venerdì 12 agosto 2011
scrittore in erba, fottuta femmina
Lui si era presentato al meglio della sua leggerezza romana, sorriso stampato e gote abbondanti di sapienti battute pronte. Finché dura la benzina nella macchina, le aveva detto, ti prendo e ti porto. Lei si era accalorata tutta, perché quiel romanzo se lo stava scrivendo da anni a pensieri e note. "Ma che cos'è mai che ti fa credere ancora, ti riga gli occhi d'amore e ti addormenterà dalla parte del cuore", c'era diventata adolescente con l'amore cantato da Claudio e ora quel regalo di 100 chili, arguzia e luccicanza arrivato per sbaglio alla porta giusta non se lo sarebbe lasciato scappare mai più-più. Come Marlene e Ernest avrebbero vissuto in amore e lettere, distanti e con le anime intrecciate, in quell'unica trama che vale la pena tessere, sul letto di esperienza vissuta e raccontata, di chiamate rubate e chat da cancellare, di moglie e marito da ricompensare con l'eccedenza di emozioni a sforo. Leggilo, l'ho scritto per te. Ascoltala, ho pensato a te. Vediamoci. La tua pelle, i tuoi baci. In un universo possibile staremo insieme, tu sei un bonus, tu mi rendi migliore, anche con lei. Sei il segreto che urlerei al mondo.
E non c'è Peter Gabriel che tenga quando tu hai decriptato i codici dell'amore assoluto e rimesso in sesto la mela. Poveri piccoli uomini che del quotidiano fate religione, io ho il mio scrittore vero, che strappa le parole dal vocabolario le apre e ci mette il cuore pulsante della bestia uccisa al posto di biancaneve e poi me le regala vive.
Ti aspetto al parco, al concerto delle cicale. Ti mando una foto del mio cazzo, succhiami la cappella.
mercoledì 5 gennaio 2011
Ciglia di segale
C'era tutta la dolorosa tristezza della povertà in quella bambina in posa sulle scale col suo vestito della festa. La fierezza nebbiosa di chi impara dal latte a non meritare, a dialogare con la mancanza di sostanza e l'abbondanza di colpa, a fare i conti col segno meno davanti. C'era il volto di una madre che alla vita sacrifica la vita, che in quell'organza finta vera cerca il colpo di coda del destino, almeno per sua figlia e no, anche per lei, che se la bambina ce la fa noi diciamo addio a tutto. C'era l'amore muto e distratto di un padre puzzolente di fumo e capelli, analfabeta di tenerezze e carente di concentrazione, capitato per caso nel suo destino. E il fango, talco degli angeli disperati, le corse a riparasi dai cecchini, il viso mai stato bambino in una terra dove bambini non si nasce e non s'impara a diventare. E c'era la tv, che cercava volti e universi infantili da confezionare a percentuali equilibrate di dolore e riscatto. Il mondo va avanti e il talento lo devi riconoscere subito altrimenti sono anni sprecati a cercarsi nell'angoscia di non potersi riscaldare in inverno. Fare figli belli è un talento, usarli è la conseguenza. Chi non è disposto a pagare in monete d'anima per le conseguenze quando la posta in gioco è il pasto del giorno dopo? E chi se ne importa se nei bambini felici la prima cosa che noti è il sorriso mentre in Adina irrompono violenti i suoi occhi spenti, imparerà a sorridere, se la prendono glielo insegneranno loro. Se la prendono ne avrà il motivo.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)


