domenica 11 marzo 2012
di trapani e livelle
Il trapano stava girando nei muri del bagno da almeno mezz’ora quando si decise ad andare a vedere. Appollaiato sulla scaletta nella posa plastica di un pappagallo panciuto che brandisce un’arma bianca a batteria, Alin scuoteva la testa e stringeva il broncio in ufficiale segno di disapprovazione. “Che succede?”, chiese Claudia. “Tute matonele in bagno storte, si meto pensile a livela, poi si vede chi è storto il pensile.”. “Eh?”. “Guarda!” E puntando il dito lungo le fughe delle piastrelle, con la sicurezza di chi custodisce e domina i segreti del proprio mestiere, le mostrò la prova incontrovertibile che se un cieco avesse posato a occhio nudo il rivestimento sulle pareti avrebbe certamente fatto un lavoro più preciso. “Fammi vedere l’effetto col pensile.”, disse Claudia e subito Alin sollevò l’indispensabile contenitore quadrato di future cose inutili posizionandolo sui ganci appena fissati. “Cavolo che brutto, è storto.” “No, so storte matonele.” “Sì, ho capito, ma se in un bagno storto ci metti una sola cosa dritta, quella sarà l’unica cosa a sembrare storta.” “Eh?” “Vabbè, senti Alin lascia perdere, troverò il modo, magari chiamo qualcuno che me lo sa mettere meglio, tu riprendi con l’armadio nello studio che altrimenti mi ci vuole un mese a smaltire il trasloco, ho troppe cose da fare, alle bellurie ci penserò con calma. Potevi avvisarmi mezz’ora fa che c’era questo problema, lo capisco che ti pago a ore, ma non te ne approfittare, non ci puoi mettere mezz’ora a fare tre buchi e fissare dei ganci, che fai il furbo? Guarda che io non…” Un ringhio tra l’esasperato e il minaccioso troncò la frase di Claudia all’apice dell’impeto e lei per un momento brevissimo ma eterno ebbe la sensazione di aver sbagliato l’approccio e forse il tono e si preparò a scappare, urlare, invocare aiuto e rimanere paralizzata a vita in un polmone d’acciaio dopo un volo disperato dal balcone del primo piano. Gli occhi di Alin puntavano dritti verso la sua faccia e non promettevano niente di buono, a separarli forse 15 centimetri insufficienti allo scatto di lei verso la salvezza, tanto più che il bordo del lavandino le si era conficcato a metà chiappa nell’istintivo gesto di ritirata e staccarsi per poi lanciarsi in fuga verso la porta del bagno avrebbe pericolosamente dimezzato le distanze. Per fortuna ci pensò Alin a levarla dall’imbarazzo di una scelta e risolse la tragedia annunciata nell’unico modo che lei non si era data l’opportunità di considerare, piazzandole le labbra carnose e forti sulla bocca ancora mezz’aperta per lo spavento e regalandole così il bacio rubato più bello della sua carriera di donna.
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