mercoledì 13 gennaio 2010

Post-it


Trovare una casa con giardino, correre con Gianni, vendere la barca, smettere di fumare, ridere di gusto, cambiare donna delle pulizie, girare con una bella fregna, nuovi amici, assestare il colpo decisivo sul lavoro, scopare sempre-scopare bene... A leggerli tutti i post-it sui muri dei 75 mq pariolini e annoiati di Alberto potevi perderci un mese. Quella casa frusciava di incombenti aspettative su un futuro inerte e incolore ogni volta che aprivi una porta o passavi accanto a una parete. L'idea era stata del suo terapista. Visualizzare l'obbiettivo al di fuori di te lo renderà possibile perché tangibile e il seme della determinazione diventerà una pianta. Erano bastate poche settimane a riempire di semi della determinazione quell'utero di casa, i genitori entravano silenziosi come ladri a rifocillare un frigo che ormai aprivano solo loro e a lasciare sui cubi di plexiglass all’ingresso tabacco old holborn blu e cartine. La donna delle pulizie, quella da cambiare, perfezionava la tecnica del rassetto in apnea e in punta di alluci. L’ultima telefonata di Gianni non era più nemmeno un ricordo, e i post-it di intenzioni avanzavano a grappoli sui brandelli di superficie ancora libera, devastando come termiti in guerra col legno la timida parvenza di umana abitazione che pervicacemente restava di quella casa. Il ritmo della vita da troppo tempo aveva assunto i contorni irregolari delle abitudini vampiresche: dormiva col sole, viveva nel buio. Che fuori piovesse o crollasse la terra lo sapeva dal monitor del suo computer, lo stesso che gli comunicava il fuso orario di Atlanta e le dosi per le crepes, i codici postali di lettere che non avrebbe spedito e gli sconti sui libri scolastici per figli che non avrebbe avuto. Ma soprattutto lo stesso che lo teneva incatenato al mondo di cui si illudeva essere il creatore, in cui dettava l’ultima parola scegliendo interlocutori sempre meno abili di lui e avvappandosi puntualmente per i pochi che tenevano botta e ringalluzzivano la sua abilità al turpiloquio e alla provocazione verbale. Il difetto comune però era sempre e comunque la vita, quella vera, che tutti portavano avanti come se il computer, internet, le chat fossero solo un accessorio in più sul loro tavolo. Lavoro, bollette, figli, meccanici, farmacie, domeniche… sempre c’era qualcosa che allontanava e impediva la profondità di rapporto, la coesione assoluta. E sempre, immancabilmente, un “devo andare” “scappo” “ho un mucchio di cose da fare” risuonava come un gong all’altezza dello sterno provocando sdegno, solitudine e istinto omicida. Le visualizzazioni lo aiutavano a proiettare la vita come doveva essere, ma alzarsi e viverla era roba da prossima vita. Come un ratto si aggirava tra i pensieri sognati della gente nelle ore del sonno, scrivendo a notte fonda interminabili mail di spiegazioni, precetti, insulti, consigliando, demolendo, piangendo e crollando esausto alle luci dell’alba tra le braccia di un Morfeo stufo di straordinari.
Le cose brutte arrivano di notte, spesso. E a volte la città semideserta per la calura estiva può virarle in tragedia. Nessuno si accorse se non quando era ormai tardi per tutto. Forse fu un colpo di sonno improvviso con la sigaretta accesa, forse un grammo in più di rabbia scambiata per coraggio…
Smettere di fumare, scriveva Alberto su un post-it. Stavolta avrebbe realizzato il proposito, a incendio terminato.

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